EMILY IN PARIS, L'ENNESIMA AMERICANA A PARIGI

Emily in Paris è il titolo della nuova serie di Netflix che promette scintille. Sui social ci sono profili dedicati agli outfit della protagonista e i fan già scalpitano in attesa del 2 ottobre, data  di uscita della serie.

Mentre tutte si stanno già preparando a fare stories sul divano mentre guardano la loro nuova eroina fashion, io non posso fare a meno di farmi delle domande sul perché ci sia così tanto fermento intorno ad una storia trita e ritrita che ha tanto il gusto finto dell’America in vacanza. Non ne avevamo già abbastanza? Non eravamo già andati oltre?

È un punto di vista che a primo impatto sembrerebbe non appartenere ad una grande fan di Sex and the City, che ha adorato guardare la disfatta di Carrie quando si accorge che Parigi non è come se l’aspettava e che riguarda i suoi episodi preferiti ogni volta che può. Visto che la serie è di Darren Star, il papà della serie cult degli anni novanta che ha sdoganato il sesso in televisione, avrei dovuto fare i salti di gioia, ma proprio non mi riesce.

 Ripassiamo un attimo in rassegna le figure del cinema e delle serie americane che hanno usato Parigi e la sua moda da sfondo per romantiche avventure al femminile.

Audrey Hepburn è la prima che mi viene in mente; in Funny Face o (tradotto male in italiano) Cenerentola a Parigi, Jo Stockton è un’intellettuale che lavora in una libreria di New York e che viene catapultata nel mondo della moda per caso. Parigi rappresenta il sogno della moda americana, e lei, che aveva delle idee anticonformiste e lontane dal bel mondo, cede alla vanità e s’innamora pure del fotografo, Fred Astaire che tra le altre cose, ha una quarantina d’anni in più di lei.

Il  Diavolo veste Prada. Come dimenticare la scena in cui Andy rinsavisce e volta le spalle ad un futuro di lusso e antidepressivi buttando il cellulare nella fontana di place de la Concorde. Ancora una volta Parigi è lì a rappresentare il sogno, la massima ambizione della moda e della bellezza.

Gossip girl. La serie più opulenta degli ultimi anni non poteva certo esimersi dal fare una bella trasferta nei quartieri alti della città per confermare lo stereotipo dell’aristocrazia americana che si accultura in Europa e riconosce il buon vino. A parte la crisi d’identità di Chuck  Bass che si finge povero in maniera veramente poco credibile, da ricordare sono solo gli outfit di Serena e Blair che si cambiano cinque volte al giorno e che sì, sono notevoli ma in un modo tutto americano di interpretare lo stile francese.

Tornando alla vacanza di Carrie, perché di  una vacanza si trattava ( nessuno ci ha creduto che potesse essere un vero trasferimento) troviamo sempre le solite cose: l’albergo più lussuoso, macarons e champagne, shopping esagerato da Dior, outfit magnifici e scomodi, gonne ampie, tacchi a spillo senza calze in pieno inverno.

È ormai trascorso qualche anno dalla creazione di queste icone e quindi si presume che questa nuova Emily sarà l’americana a Parigi di turno. Niente di male in questo, dopotutto le nuove generazioni di tik-tokers hanno certamente bisogno d’ispirarsi ad un modello come lo abbiamo avuto noi trentenni nostalgiche con un filino di spocchia intellettuale acquisita negli anni; ma con tutto quello che stiamo passando, non ci sarebbe bisogno di qualcosa di diverso?

Chi se la beve ormai la storia che il mondo della moda sia ancora tutto scintillante e che aspetti le persone senza conoscenze a braccia aperte? Con tutti i cambiamenti che stanno avvenendo nel mondo e con la moda al centro di una crisi che a breve non si potrà più negare, ancora dobbiamo stare a guardare una favoletta che ispirerà sogni pressoché irrealizzabili ?

Qualcuno risponderà sicuramente che c’è bisogno di sognare, ancora di più in un clima simile. Può anche darsi. Di sicuro siamo al limite del comico quando si prende per buona la storia che a Parigi si prenda in considerazione il sapere di un americano ; il disprezzo per il gusto dei nostri amici a stelle e strisce in Francia è proverbiale e per quanto riguarda gli outfit che compaiono sui social e nei trailer, sono un mix d’ispirazione delle vecchie glorie sopracitate.

La sentenza definitiva a dopo la serie.

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