IL MANIFESTO DI GABRIELLE CHANEL

Il palais Galliera, l’unico museo della moda di Parigi, riapre in grande stile dopo due anni di chiusura per lavori di ampliamento. Ad accogliere i visitatori c’è lei, Gabrielle Chanel. Un’esposizione che ripercorre i passi di colei che creò molto più di una casa di moda. La mostra si è aperta il primo ottobre e sarà visitabile fino al 14 marzo 2021. Si tratta della prima retrospettiva francese dedicata alla personalità più rivoluzionaria della moda.

Gabrielle Chanel ha trascorso la sua vita a creare un nuovo concetto di eleganza fondato sulla libertà di movimento, sull’attitudine disinvolta e naturale di una donna ribelle, intelligente, desiderosa di affermare la propria personalità. Sin dal principio della sua attività è stato immediatamente chiaro che ci si trovasse davanti a qualcosa di estremamente innovativo che era destinato a durare nel tempo. Così è stato ed è per questa ragione che in questo percorso il visitatore può davvero leggere il manifesto della moda di Chanel; è per questo che tutti riconoscono degli elementi chiave dello stile che sopravvive al tempo e alle tendenze.

 La cosa che colpisce immediatamente, sin dai primi passi nella galleria, è la sensazione di trovarsi nel guardaroba di Coco; è come se ogni singolo abito esposto fosse stato suo. Gabrielle ha sempre tenuto fede alle sue preferenze e non produceva nulla che non potesse essere indossato da lei stessa. L’utilizzo dei ricami e dei decori è sempre parsimonioso, le materie sono discrete e le linee non lasciano spazio per errori di costruzione. L’ispirazione viene dalle tenute sportive e dal guardaroba maschile, dei dandy in modo particolare. La giovinezza e la freschezza sono i risultati della sapiente unione di questi elementi che richiedono una personalità altrettanto audace e libera, come quella di Coco. La femminilità è tutta nuova, messa in primo piano perché epurata da orpelli giudicati ingombranti e scomodi, non si viene più nascoste dagli abiti. Il corpo viene liberato, le forme rispettate ma non enfatizzate. Il percorso è cronologico, e la parte più sofisticata del primo tempo della storia (la seconda guerra mondiale segnerà una lunga interruzione) è quella che mostra tutta lo splendore composto degli anni ’30.

Gli abiti da sera sono in perfetto equilibrio tra l’onnipresente semplicità delle forme e l’utilizzo di pizzo, tulle e mousseline. I giochi di asimmetrie e drappeggi appena accennati sublimano l’eleganza di creazioni che implementano una dose minima di classicismo e una maggiore di novità.

Nel 1954, il ritorno di Chanel ha un volto che indossa un tailleur. Il completo giacca gonna al ginocchio in tweed è la divisa della lotta all’opposizione al new look di Dior; Gabrielle ritorna in campo con la stessa avversione per le forme esagerate che adesso sono sogni in risposta all’austerità della guerra. Questo poco importa a Coco che continua a sognare in un’eleganza composta. In opposizione al rigore dei completi c’è l’opulenza dei gioielli d’ispirazione bizantina e medievale.

Una stanza è dedicata al “vestito invisibile” il profumo Chanel N 5; “una donna senza profumo non ha futuro”, così diceva con decisione Coco che come firma olfattiva ha voluto una fragranza inconfondibile, forte ed impegnativa.

La coerenza estetica con l’attività attuale della maison è espressa alla perfezione durante l’ultima sfilata, tenutasi a Parigi il 6 ottobre scorso. Virginie Viard s’ispira alle attrici della vecchia Hollywood, ricreando un intreccio sapiente tra moda e cinema in cui viene fuori l’essenza primordiale della maison. In questa sfilata infatti abbiamo la quintessenza degli archetipi femminili di Chanel incarnati da attrici come Anna Karina, Romy Schneider, Jeanne Moreau, confezionati con un gusto contemporaneo. La sfilata è stata giudicata da sottotono da molti che non hanno compreso il chiaro collegamento all’esposizione. 

 

 

Su Coco Chanel sono stati versati fiumi d’inchiostro e kilometri di tessuto sono stati impiegati per tentativi di emulazione di quell’eleganza spogliata di ogni superficialità. Gabrielle Chanel ha creato da sé la sua leggenda, sin dagli esordi della sua attività ha deciso che sarebbe stata lei a riscrivere dei codici, a riscrivere la sua stessa vita; è anche per questo che sono molte le incongruenze nella ricostruzione storica della sua infanzia. Ci sono poi anche delle zone d’ombra circa i suoi rapporti con personaggi influenti durante la guerra e le più pubblicizzate attività di mecenatismo con numerosi artisti. A prescindere dalle ricostruzioni veritiere o meno della sua vita, è certo che il suo desiderio di accettazione si è trasformato in una rivoluzione dei costumi femminili vera e propria, ecco cos’ha rappresentato la moda di Chanel, che tenendo fede alla sua visione estetica, ha portato le donne ad un livello successivo di conoscenza della propria femminilità.

 

Your Voice