LA MODA E LE PROTESTE SOCIALI PER LA MORTE DI GEORGE FLOYD

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’omicidio dell’uomo di colore George Floyd per mano di quattro agenti della polizia statunitense la scorsa settimana, ha scatenato l’ira contro il razzismo da parte delle comunità afroamericane e non . La moda prende posizione e si assume le proprie responsabilità sociali.

 

Il 2020 è un anno funesto. La pandemia avrebbe dovuto migliorare l’umanità spingendola verso il bene, verso il rispetto proprio e del pianeta, questo non è accaduto. L’omicidio di George Floyd ha palesato al mondo la gravissima situazione in cui versa la società americana e quella mondiale. 

Il razzismo non è acqua passata, anzi è ben presente nella società moderna che spesso lo cela sotto un perbenismo posticcio. La moda, nella sua complessità è fondamentale per una rivoluzione culturale che si spera definitiva, e a suo modo, ha già cominciato ad agire. 

Le scelte strategiche dei brand sono importanti per determinare la scala di valori che si portano avanti e che fidelizzano il cliente. 

I consumatori pretendono dai loro marchi coerenza e, specialmente da parte dei giovani, cresce la necessità di veder condivisi i propri valori. 

I brand sportivi come Nike, hanno sicuramente un grande impatto sulle nuove generazioni;  abbiamo visto imporsi lo “street style” che è prevalentemente sportivo in senso lato. In quelle stesse strade i giovani ora combattono per la loro libertà.

Non è più possibile non prendere posizioni chiare nei confronti delle ingiustizie sociali; se prima la moda cercava di ignorare le questioni più scabrose e difficili, ora è obbligata a schierarsi per non perdere credibilità. Alcuni tra i brand più importanti hanno già affermato la loro solidarietà e i gesti social contro il razzismo si sono diffusi a macchia d’olio sul web. Non occuparsi di attualità sarebbe dunque segno di inadeguatezza, che potrebbe tradursi con una riduzione delle vendite. 

Vanno tenute presenti però le azioni compiute dai marchi all’interno di tutto il processo produttivo; se i lavoratori non vengono rispettati, non serve ostentare pubblicità a forte impatto antirazzista.

Un esempio datato ma molto efficace è quello di Benetton; mentre Terry Richardson fotografava adorabili bambini di etnie diverse in armonia, e comunicava così pace e amore, la produzione distruggeva foreste e partecipava alla distruzione di popolazioni indigene. Attenzione dunque a giudicare un marchio dalla pubblicità.

 

Questo rende immediatamente comprensibile a tutti che la moda non deve solo rispecchiare i cambiamenti, ma che ne è parte e che ha un grande potere comunicativo che deve essere sfruttato per portare avanti gli unici valori possibili, quelli di uguaglianza e rispetto.

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