DIGITAL FASHION WEEK: COMPROMESSO TEMPORANEO O NUOVA ERA?

La moda post covid 19 si trasforma e le fashion week vengono completamente riorganizzate in chiave digitale. Che sia la fine della festa? 

È sempre bastato dire fashion week per evocare immagini di front row affollati, feste esclusive e città in fermento. Presentazioni di collezioni, cocktail, professionisti e presunti tali in giro per il mondo a pavoneggiarsi nel turbinio delle sfilate. Ma arriva una pandemia che travolge ogni aspetto della vita della popolazione mondiale e tutto si ferma; la moda, il cui perpetuo movimento è insito nel DNA è costretta ad adeguarsi e a giustificare la necessità di mandare avanti una tradizione che sembra quasi superflua, se guardiamo in faccia la realtà. Così tocca organizzarsi diversamente e i calendari delle settimane della moda prendono una piega digitale, il che vuol dire che si farà in modo di comunicare a distanza con i buyer, di presentare le collezioni via streaming e che probabilmente le sfilate non avranno più bisogno di lunghe passerelle e di riflettori. La notizia che la maison Valentino non parteciperà alla FW di Parigi che si svolgerà nel mese di luglio invita alla riflessione. Il direttore artistico Piepaolo Piccioli ha spiegato la decisione con molta serenità e poche incertezze. 

La maison presenterà la collezione ss21 a settembre con uno show indipendente, mentre per la couture verrà organizzato un evento in luglio. 

“Non voglio compromessi. Se c’è una cosa che ho imparato durante il lockdown è che si deve ripartire in modo più radicale, più preciso e diretto se possibile. Quindi faremo un altro tipo di presentazione che ovviamente non sarà uno show, ma non sarà un compromesso”.

Queste le parole chiare e concise di Piccioli durante un’intervista al magazine MFF. 

Il designer ha anche risposto alla domanda sulla decisione di Armani di riportare la sua alta moda da Parigi a Milano. 

“Una collezione non appartiene al paese in cui viene presentata”. Piccioli ha sempre affermato che la couture di Valentino non è fatta in Italia ma a Roma, in piazza Mignanelli e che se Parigi è la città dove la stampa e i buyers si concentrano maggiormente, è lì che è giusto andare. Non si sostiene il Paese solo sfilando a Milano o a Roma. 

Che abbia voluto dire che la decisione di Re Giorgio è stata retorica e inutile? 

Pare di sì. In effetti una presa di posizione dettata dalla crisi che ha travolto il Paese, potrebbe risultare un tantino stucchevole. Checché se ne dica, l’intero sistema sta per cambiare e magari questo cambiamento potrà portare a qualcosa di buono, dopotutto less is more, o no? 

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